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Conti e margini

NASpI: chi ne ha diritto, quanto dura, e il problema delle dimissioni

Con le dimissioni volontarie la NASpI non spetta, salvo giusta causa e pochi altri casi. È la ragione per cui molte uscite «concordate» prendono la strada sbagliata.

5 minuti di lettura Aggiornata al 20 settembre 2026

In breve

  • Servono tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti e la disoccupazione involontaria; dal 2025 chi si è dimesso da un altro posto nei dodici mesi prima ne deve aver maturate altre tredici dopo quelle dimissioni.
  • La domanda va presentata entro sessantotto giorni dalla cessazione: oltre, il diritto si perde.
  • La durata è pari alla metà delle settimane contribuite nel quadriennio, con un massimo di ventiquattro mesi.

La NASpI riguarda il lavoratore, ma finisce sul tavolo del datore di lavoro ogni volta che un rapporto si chiude: la domanda «se me ne vado, mi spetta la disoccupazione?» arriva prima ancora della lettera di dimissioni, e la risposta cambia il modo in cui l’uscita viene gestita.

Sapere come funziona serve a evitare due errori speculari: promettere alla persona qualcosa che non le spetta, e firmare una risoluzione consensuale credendo che sia equivalente a un licenziamento. Non lo è, e le conseguenze le pagano entrambe le parti.

01I requisiti

  • Stato di disoccupazione involontaria: licenziamento, anche per giustificato motivo oggettivo, scadenza del contratto a termine, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale in sede protetta.
  • Almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione (art. 3 D.Lgs. 22/2015).
  • Per gli eventi dal 1° gennaio 2025, se nei dodici mesi precedenti la persona si è dimessa volontariamente (o ha risolto consensualmente) da un rapporto a tempo indeterminato, servono altre tredici settimane di contribuzione maturate dopo quelle dimissioni: è la novità della legge di bilancio 2025 (art. 1 c. 171 L. 207/2024) che blocca più domande di ogni altra, e non si applica alle dimissioni per giusta causa né a quelle della lavoratrice madre o del lavoratore padre nel primo anno del bambino.
  • Domanda entro sessantotto giorni dalla cessazione, in via telematica.
  • Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e adesione al percorso di politica attiva.

02Quanto dura e quanto vale

Durata = Settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni ÷ 2 (massimo 104 settimane)

Le settimane già utilizzate per una precedente NASpI non si contano una seconda volta.

ElementoRegola
Importo75% della retribuzione media imponibile degli ultimi quattro anni, entro il massimale annuo rivalutato
Sopra la sogliaAl 75% si aggiunge il 25% della parte eccedente, entro il tetto massimo mensile
Riduzione3% al mese dal sesto mese di fruizione
Riduzione per over 55Dal-l’ottavo mese, per chi ha almeno 55 anni alla data della domanda
Contribuzione figurativaRiconosciuta per tutto il periodo, entro i limiti previsti
DecorrenzaDall’ottavo giorno successivo alla cessazione, o dalla domanda se presentata dopo

03Le dimissioni che danno comunque diritto

Le dimissioni volontarie ordinarie escludono la prestazione. Le eccezioni sono tassative e vanno documentate: sono i casi in cui l’uscita non è una libera scelta.

CasoNota
Dimissioni per giusta causaMancato pagamento della retribuzione, molestie, dequalificazione, trasferimento illegittimo, mobbing
Dimissioni durante il periodo tutelato di maternitàCon convalida presso l’Ispettorato
Risoluzione consensuale in sede protettaNell’ambito della procedura di conciliazione prevista
Risoluzione consensuale a seguito di rifiuto del trasferimentoOltre i limiti chilometrici previsti
Licenziamento con accettazione dell’offerta conciliativaResta involontario

04Cosa deve fare l’azienda

  1. 1

    Comunicazione di cessazione entro cinque giorni

    Con la causale corretta: è la causale che apre o chiude la strada alla prestazione.

  2. 2

    Ticket di licenziamento, dove dovuto

    Il contributo di licenziamento è a carico dell’azienda nei casi previsti: va messo nel conto dell’uscita.

  3. 3

    Competenze finali complete

    Ferie e permessi residui, ratei, TFR, preavviso o indennità sostitutiva.

  4. 4

    Documentazione consegnata

    Certificazione unica e, se richiesto, attestazione dei periodi lavorati.

  5. 5

    Nessuna promessa sulla NASpI

    La valutazione la fa l’INPS. Indicare la strada sbagliata a una persona che esce è il modo più rapido di trovarsela davanti in una vertenza.

Con Omega

Le uscite chiuse senza code

  • Competenze finali calcolate su ferie, permessi e ratei realmente maturati.
  • Documenti di fine rapporto raccolti nel fascicolo della persona.
  • Data e causale di cessazione tracciate, pronte per la comunicazione obbligatoria.
  • Storico che resta accessibile anche dopo l’uscita, per le richieste che arrivano dopo.

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Dubbi

Domande frequenti

La NASpI spetta dopo le dimissioni?
Non con le dimissioni volontarie ordinarie. Spetta con le dimissioni per giusta causa, con quelle presentate nel periodo tutelato di maternità e nelle ipotesi di risoluzione consensuale previste, come quella raggiunta in sede protetta.
Quanto dura la NASpI?
Un numero di settimane pari alla metà di quelle di contribuzione degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di ventiquattro mesi. Le settimane già usate per una precedente prestazione non si contano di nuovo.
Entro quando va presentata la domanda?
Entro sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto. Presentata oltre, il diritto decade. Presentata dopo l’ottavo giorno, la prestazione decorre dalla domanda.
Il ticket di licenziamento lo paga sempre l’azienda?
È dovuto nei casi di cessazione che danno teoricamente diritto alla NASpI, con le esclusioni previste dalla norma. Va sempre verificato con il consulente prima di definire un’uscita, perché incide sul costo dell’operazione.

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