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Conti e margini

TFR: come si calcola, come si rivaluta, quando si paga

Si accantona una quota ogni anno, si rivaluta con una formula fissa, e a fine rapporto si paga. Le complicazioni stanno tutte nelle eccezioni.

5 minuti di lettura Aggiornata al 4 agosto 2026

In breve

  • La quota annua si ottiene dividendo la retribuzione utile per 13,5: è la regola base da cui parte tutto.
  • La rivalutazione segue una formula fissa: 1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.
  • Il lavoratore può chiedere un’anticipazione al ricorrere dei presupposti di legge, con limiti precisi.

Il trattamento di fine rapporto è la somma che il lavoratore matura durante il rapporto e riceve quando finisce, quale che sia il motivo della cessazione: dimissioni, licenziamento, scadenza del termine, pensionamento. È un istituto semplice nella struttura e pieno di dettagli nelle applicazioni, e per l’azienda è un debito che cresce ogni mese.

Per il datore di lavoro contano tre cose: sapere quanto sta accantonando, sapere dove finiscono quei soldi in base alla scelta del lavoratore, e sapere cosa fare quando arriva una richiesta di anticipazione.

01Il calcolo, passo per passo

Quota annua TFR = Retribuzione utile dell’anno ÷ 13,5

Su una retribuzione utile di 27.000 € la quota dell’anno è 2.000 €. È l’accantonamento lordo, prima del contributo e della rivalutazione.

  1. 1

    Individua la retribuzione utile

    Comprende di norma tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto, comprese le mensilità aggiuntive, salvo quanto diversamente previsto dal contratto collettivo.

  2. 2

    Dividi per 13,5

    È il divisore fissato dalla legge. Il risultato è la quota di competenza dell’anno.

  3. 3

    Sottrai il contributo previsto

    Sulla quota si applica un contributo dello 0,50% destinato al fondo di garanzia, che riduce l’accantonamento netto.

  4. 4

    Rivaluta il fondo esistente

    La rivalutazione si applica al TFR accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente, non alla quota dell’anno in corso.

  5. 5

    Somma e riporta

    Il fondo cresce di anno in anno: quota nuova più fondo precedente rivalutato.

Rivalutazione = 1,5% + (75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo)

La componente fissa è sempre 1,5% annuo; quella variabile dipende dall’inflazione rilevata. Su un fondo di 20.000 € con inflazione al 2%, la rivalutazione è 1,5% + 1,5% = 3%, cioè 600 €.

02Dove finisce: azienda, fondo o Tesoreria

DestinazioneQuandoEffetto per l’azienda
In aziendaSe il lavoratore non aderisce alla previdenza complementare e l’azienda è sotto la soglia dimensionale previstaIl TFR resta in azienda come debito e come fonte di liquidità
Fondo di Tesoreria INPSPer le aziende che superano la soglia dimensionale previstaLe quote vengono versate all’INPS: nessuna liquidità trattenuta
Previdenza complementareSe il lavoratore aderisce a un fondo pensioneLe quote escono verso il fondo scelto

La scelta è del lavoratore ed è espressa all’inizio del rapporto, con il meccanismo del silenzio-assenso previsto dalla normativa. La destinazione alla previdenza complementare è irreversibile: chi ha conferito il TFR a un fondo non può riportarlo in azienda.

03Anticipazioni e liquidazione

I requisiti dell’anticipazione di legge

  • Almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.
  • Richiesta non superiore al 70% del TFR maturato a quella data.
  • Motivo rientrante fra quelli previsti: spese sanitarie straordinarie, acquisto della prima casa per sé o per i figli, congedi previsti dalla normativa.
  • Una sola volta nel corso del rapporto.
  • Nei limiti annui previsti rispetto al numero di dipendenti in forza.
  • Documentazione a supporto della causale invocata.
  • Alla cessazione il TFR va liquidato secondo i termini previsti dal contratto collettivo applicato.
  • Il TFR è soggetto a tassazione separata, con un meccanismo che tiene conto degli anni di maturazione.
  • In caso di insolvenza del datore di lavoro interviene il Fondo di garanzia INPS, alimentato dal contributo dello 0,50%.
  • Le quote versate al Fondo di Tesoreria o alla previdenza complementare vengono erogate dai rispettivi gestori, non dall’azienda.
  • Il TFR spetta sempre, anche in caso di dimissioni o licenziamento per giusta causa.

Con Omega

Il TFR non è una sorpresa di fine rapporto

  • Accantonamento per persona sempre visibile, non solo a fine anno.
  • Anticipazioni richieste e concesse tracciate, con la documentazione allegata.
  • Cessazioni programmate con il maturato già a portata di mano.
  • Dati coerenti con quelli del consulente del lavoro, senza doppie ricostruzioni.

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Dubbi

Domande frequenti

Quanto TFR matura in un anno?
Circa una mensilità: la quota annua si ottiene dividendo la retribuzione utile dell’anno per 13,5, al netto del contributo dello 0,50%. Su una retribuzione utile di 27.000 euro sono circa 2.000 euro lordi.
Posso chiedere il TFR prima di lasciare il lavoro?
Sì, come anticipazione, se hai almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore, per una sola volta, fino al 70% del maturato e per una delle causali previste dalla legge o dal contratto collettivo applicato.
Conviene lasciare il TFR in azienda o metterlo nel fondo pensione?
Dipende da rendimento atteso, orizzonte temporale, agevolazioni fiscali e propensione al rischio. Il TFR in azienda ha una rivalutazione certa ma modesta; il fondo pensione ha rendimenti variabili, vantaggi fiscali e una tassazione finale più favorevole. La scelta verso il fondo è irreversibile: va fatta informati.
Entro quando va pagato il TFR alla fine del rapporto?
I termini sono stabiliti dal contratto collettivo applicato, che di norma indica il mese o i mesi successivi alla cessazione. Il ritardo produce interessi e rivalutazione a favore del lavoratore.

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