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Omega People

Domande

Domande frequenti sul gestionale del personale

Sono le domande che arrivano davvero, con la risposta per esteso. Dove il prodotto si ferma è scritto qui, non alla fine di una demo.

Che cos’è un gestionale del personale, in concreto?

È il posto dove vivono le persone dell’azienda: contratti e fascicoli, ore lavorate, assenze, turni, documenti, spese, formazione obbligatoria. Serve a rispondere senza cercare a domande che oggi costano mezz’ora ciascuna — quante ferie ha Rossi, chi c’è lunedì, quando scade la visita medica di chi guida il muletto, quanto è costato il reparto a marzo.

Che differenza c’è fra un gestionale del personale e il software delle paghe?

Il software delle paghe calcola il cedolino — contributi, IRPEF, netto — e lo usa chi elabora: il tuo consulente o il tuo ufficio paghe. Il gestionale del personale sta prima e sta dopo. Prima, perché raccoglie tutto quello che finirà in busta: ore, assenze, turni, straordinari, rimborsi, welfare. Dopo, perché tiene la parte della vita di una persona che in busta non compare mai — contratto, documenti, formazione obbligatoria, dotazioni, valutazioni, uscita. Omega People è il primo dei due: prepara il mese e lo consegna al secondo in un file, invece di farlo ribattere a mano da qualcuno.

Ho tutto su un foglio Excel: quanto ci metto a passare?

Un pomeriggio, e il foglio serve: si importa così com’è. Le intestazioni le riconosce da sé — «Cognome» come «Last name», «Sede» come «Location», «Ferie residue» come «Holiday balance» — quindi non devi riscrivere il file per farlo entrare. Arrivano nome, codice fiscale, data di nascita, ruolo, reparto, sede, responsabile, CCNL e livello, data di assunzione, retribuzione, IBAN, matricola, codice badge e il saldo ferie a oggi; reparti e sedi che non esistono ancora nascono da soli. Alla fine leggi l’elenco di cosa è entrato e di cosa no, riga per riga e col motivo: doppio codice fiscale, email già usata, data di assunzione illeggibile. Le righe scartate restano nel tuo file, quindi si correggono e si ricarica solo quelle. Da lì in poi il saldo smetti di aggiornarlo: si scala a ogni approvazione.

Quanto ci metto a partire davvero?

L’ambiente è pronto subito e l’avvio sono quattro passaggi: rispondi a sei domande (azienda, sedi, reparti, regole di ferie, di cosa hai bisogno, chi elabora le paghe), importi le persone dal file che hai già, mandi i link personali e cominci ad approvare. In un pomeriggio hai dentro l’organico e capisci se ti toglie lavoro; il primo mese vero è quello in cui si chiude il primo cartellino. Non ci sono costi di attivazione e non c’è un progetto di avviamento da comprare.

Devo imparare un programma nuovo? E chi non lo userà mai?

Chi non fa una cosa non la vede. Fra le sei domande di apertura ce n’è una che chiede solo di cosa hai bisogno: se le persone non timbrano, la timbratura sparisce da ogni schermata e nessuno riceve segnalazioni per i giorni senza ore; se non pianifichi turni, non fai selezione o non fai valutazioni, quelle sezioni non nascono nemmeno. Il resto resta disponibile in Impostazioni → Sezioni e menu, e si accende il giorno che serve. Per i dipendenti non c’è niente da imparare: ricevono un link, e la schermata che si apre ha un bottone per timbrare e uno per chiedere le ferie.

E se poi voglio andarmene? I dati restano vostri?

I dati sono tuoi e non c’è un vincolo pluriennale: si disdice quando vuoi dalla scheda «Abbonamento», senza preavviso, e resta attivo fino alla fine del periodo già pagato (art. 7 delle Condizioni), senza penali e senza costi di uscita. Il fascicolo completo di una persona (artt. 15 e 20 GDPR) si estrae in un file JSON che contiene anagrafica, contratti, presenze, cartellini, assenze, saldi, turni, documenti, note spese, variabili paghe, formazione, visite mediche, DPI, dotazioni e registro delle modifiche; presenze e variabili del mese escono in CSV, il formato che qualsiasi altro gestionale sa leggere. E l’estrazione stessa finisce nel registro, perché consegnare i dati di qualcuno è un’operazione che deve lasciare traccia quanto modificarli.

I dipendenti devono installare un’app?

No. Ogni persona riceve un link personale e usa la sua area dal browser del telefono: timbra, chiede ferie, manda le note spese, scarica cedolini e certificati, legge la bacheca. Esiste anche un’app dedicata per chi la preferisce, ma non è mai un requisito: nessuna azienda deve convincere quaranta persone a installare qualcosa per poter timbrare.

E chi lavora in magazzino o in cucina, col telefono nell’armadietto?

C’è il chiosco: un tablet all’ingresso con un tastierino grande, dove ci si identifica col codice badge. Fa una cosa sola — non mostra saldi, cedolini o assenze — ed è per questo che può stare appeso a un muro. L’esito sparisce dopo cinque secondi, così il nome di chi ha appena timbrato non resta lì per il prossimo. I tesserini con il QR li genera il gestionale e si stampano da qui; lo schermo del totem può mostrare a sua volta un codice che cambia ogni trenta secondi, e chi lo inquadra con l’app dimostra di essere stato lì in quel momento.

La timbratura dal telefono con la posizione è legale?

Sì, alle condizioni che valgono per qualunque sistema di rilevazione. La posizione viene letta solo nell’istante della timbratura, entrata e uscita, e mai durante il lavoro: non c’è nessun tracciamento continuo, e chi timbra da casa in smart working non lascia l’indirizzo di casa. Il vincolo di sede resta spento finché non lo accendi. Una volta acceso, confronta la distanza dal punto della sede — o dell’area, se lo stabilimento è troppo grande per un raggio solo — con il raggio che hai scritto tu, e fuori raggio la timbratura non passa. Restano tuoi due passaggi da fare una volta sola: l’informativa alle persone e, dove l’installazione lo richiede, l’accordo con le rappresentanze sindacali o l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro (art. 4 dello Statuto dei lavoratori). Se preferisci non chiedere la posizione a nessuno, il chiosco all’ingresso fa lo stesso lavoro senza leggerla mai.

Abbiamo più sedi, negozi o cantieri: si tengono insieme?

Sì, e ognuna con le sue regole: indirizzo, calendario, patrono, chiusure e — se lo accendi — il suo raggio di timbratura. Uno stabilimento troppo grande per un raggio solo si divide in aree con coordinate proprie. Le persone si filtrano per sede, i turni si pubblicano per sede, chi amministra può essere limitato alle sedi sue, e le ore possono essere imputate alla commessa oltre che alla giornata: è la parte che serve a chi manda squadre in giro e a fine mese deve sapere quanto è costato un cantiere, non solo un mese. Su ogni sede stanno anche la PAT INAIL e la matricola INPS, perché due stabilimenti sono due posizioni assicurative.

Le ferie approvate scalano il saldo da sole?

Sì, e sui soli giorni lavorativi: weekend, festività nazionali calcolate, patrono della sede e chiusure aziendali sono già esclusi. I saldi sono separati per tipo (ferie, ROL, permessi) e maturano un dodicesimo al mese in proporzione ai giorni di rapporto, quindi chi entra a settembre non si ritrova ventisei giorni disponibili. Chi ha diritto a giorni in più per anzianità li vede arrivare dentro il rateo. Il riporto a fine anno lo decidi tu, tipo per tipo.

Quando scadono le ferie non godute, e come faccio a saperlo prima?

La legge divide le ferie in due parti (art. 10 D.Lgs 66/2003): almeno due settimane vanno godute nell’anno di maturazione, il resto entro un termine successivo — di norma diciotto mesi dalla fine di quell’anno, salvo quanto dispone il contratto collettivo. Un saldo unico non può dirti che cosa sta per decadere, perché il residuo del 2024 e quello del 2026 sono lo stesso numero. Qui il residuo è spaccato per anno di maturazione, il consumo scala dal più vecchio, e da ottobre trovi l’elenco di chi ha giorni che stanno per scadere e le due settimane consecutive che non ha ancora fatto. Il termine in mesi lo imposti tu, perché lo decide il tuo CCNL.

Metà dei miei sono part-time. Il cartellino regge?

Le ore attese le legge dal contratto di ciascuno, non da un valore unico dell’azienda: chi fa venti ore non risulta in rosso di metà mese, ogni mese. Se il mese ha turni pubblicati sono loro l’atteso, e chi è stato assunto o è cessato in corso di mese deve solo i giorni in cui c’era. C’è poi una distinzione che quasi nessuno fa. Le ore che un part-time lavora oltre il proprio contratto ma entro il tempo pieno NON sono straordinario: sono lavoro supplementare, con una maggiorazione e un tetto propri (il 25% delle ore settimanali, se il contratto non dice altro) che non consumano il limite annuo delle 250 ore di straordinario. Chi le chiama straordinario le paga male due volte — in busta con la percentuale sbagliata, e sul tetto annuo di una persona che non l’ha nemmeno toccato. Nel cartellino restano una colonna a parte, e nel file per le paghe una riga con il suo codice.

Come si conta il periodo di comporto?

Come lo conta il tuo contratto, ed è per questo che nessun numero è cablato. Tre cose fanno la differenza. L’infortunio sul lavoro non è malattia e non consuma il comporto: le causali che contano sono marcate una per una, invece di essere dedotte dal nome. La finestra non è sempre l’anno solare — molti contratti contano su un periodo mobile a ritroso, di norma trentasei mesi, ed è il comporto per sommatoria — e entrambe le modalità sono impostabili. I giorni sono di calendario: durante la malattia il sabato, la domenica e i festivi che cadono dentro l’evento si contano. La soglia arriva dal profilo del CCNL applicato, con la possibilità di una soglia aziendale, e l’avviso scatta al 75% invece che il giorno dopo.

Applichiamo due CCNL diversi nella stessa società: si può?

Sì. Ogni contratto applicato è un profilo con i suoi numeri — giorni di ferie, ore di ROL, ex festività, giorni di comporto, preavviso, mensilità aggiuntive, giorni di prova e percentuali di maggiorazione per notte, festivo, straordinario e lavoro supplementare — e la persona ci si aggancia dal nome del CCNL che ha già sulla sua scheda. Non serve nessuna migrazione: chi applica un contratto solo e non crea profili continua a lavorare con le impostazioni aziendali, esattamente come prima.

Un caporeparto vede la retribuzione di tutti?

No, se non vuoi. Oltre al permesso sul modulo esiste l’ambito dati: tutta l’azienda, solo i propri riporti, certi reparti o certe sedi. Un ambito che non risolve nessuna persona si chiude e non si apre — una configurazione incompleta mostra «nessuno», mai «tutti». Ogni modifica su una persona finisce nel registro, e retribuzione e IBAN vengono tracciati come cambiati senza scrivere il valore.

Come gestisco la banca ore?

Il saldo nasce dai mesi chiusi — ore lavorate meno ore attese — e ha un termine, che è la parte che manca quasi sempre: le ore vanno recuperate entro sei mesi, un anno, l’anno civile, come dice il tuo CCNL o l’accordo aziendale. Quelle che restano fuori dal termine te le mostra in una scheda a parte e le chiudi con un gesto: pagate con la maggiorazione che hai impostato, perse dove l’accordo lo prevede, o lasciate nel saldo. La chiusura non riscrive i mesi già approvati — quelli sono uno storico, e la rettifica è una riga nuova — e premerla due volte non paga due volte. Un saldo negativo, cioè ore che l’azienda ha anticipato, non scade: è un debito della persona, e il tempo non lo estingue.

Se chi approva è in ferie, le richieste si fermano?

No: la delega vale per una finestra di date e passa la coda a un’altra persona, poi si spegne da sola. Senza, le richieste della squadra restano ferme le due settimane in cui il responsabile è via.

Fa le buste paga?

No, e non promettiamo di farlo: il cedolino lo elabora chi lo elabora oggi. Omega People prepara il mese — cartellini chiusi, variabili, rimborsi, welfare, fringe benefit sotto la soglia esente — mostra il netto stimato con il confronto sul mese prima, genera la distinta dei bonifici SEPA e produce il file di importo presenze per il software delle paghe.

Il file per il consulente in che formato esce?

CSV generico, oppure con i campi e i codici attesi da Zucchetti, TeamSystem o Ranocchi GIS (codice azienda, filiale, dipendente, giustificativo). Dentro ci sono le ore ordinarie e gli straordinari su righe distinte — otto più due, non dieci piatte — le assenze con il codice della loro causale, il lavoro supplementare con il suo, le maggiorazioni di notte, domenica e festivi, i buoni pasto, i rimborsi approvati e le variabili del mese. Prima di scaricarlo il gestionale ti avvisa di quello che non torna: un codice fiscale mancante, un codice dipendente della lunghezza sbagliata, una causale senza codice. Non sono i tracciati nativi di quei programmi — quelle specifiche non sono pubbliche e non si inventano — ma è un CSV fedele ai vincoli documentati di ciascuno, cioè il file che lo studio importa senza che nessuno ribatta a mano un mese di presenze.

E se il mio consulente usa un altro programma?

Il tracciato si compone: separatore delle colonne, virgola o punto sui decimali, formato delle date, riga di intestazione sì o no, ore ordinarie giorno per giorno o come totale del mese, quali voci entrano e con che codice ciascuna. Gli chiedi com’è fatto il file che importa e lo riproduci, senza aspettare che lo prevediamo noi. I codici delle causali stanno sulla causale — anche su quella che ti sei inventato tu.

Come arrivano i cedolini alle persone?

Dal software delle paghe arriva un PDF unico con una o più facciate per persona: lo carichi, il gestionale dice quante pagine ha, tu dici quante facciate vale un documento — una per il cedolino, di norma quattro per la Certificazione Unica — e l’abbinamento arriva proposto a blocchi in ordine alfabetico. Va guardato di proposito, perché il destinatario non lo indovina nessuno e consegnare il cedolino sbagliato è l’errore che non si perdona: il confine di ogni blocco si sposta a mano. Confermi, ogni pagina finisce nel fascicolo giusto visibile solo al suo destinatario, e il PDF unico viene cancellato.

Posso adattarlo al modo in cui lavoriamo noi?

Ogni sezione qui ha la sua scheda in Impostazioni. Le timbrature si arrotondano al quarto d’ora, sempre a favore della persona (entrata indietro, uscita avanti); la tolleranza e la pausa automatica sono numeri tuoi; le ferie possono avere un preavviso minimo e andare o no sotto zero; i turni hanno i loro limiti di riposo; le note spese un tetto e una soglia oltre cui serve il documento; i sondaggi la loro soglia di anonimato. Le causali di assenza, i modelli di turno, il catalogo dei corsi e le categorie di dotazione sono elenchi che scrivi tu. E se in anagrafica ti manca una colonna — la matricola interna, il numero di badge, la taglia della divisa, il patentino del muletto — te la aggiungi da Impostazioni, come si fa con i prodotti negli altri gestionali Omega.

Posso cambiare quello che vedono candidati e neoassunti?

Sì, ed è una scheda per pagina. Su «Lavora con noi» scrivi come vi presentate, decidi se mostrare reparto e sede di ogni posizione, se accettare le candidature spontanee anche quando non cerchi nessuno, e cosa scrivere nei mesi in cui non c’è niente di aperto. Sul modulo del neoassunto scegli cosa chiedergli: l’IBAN serve se paghi con bonifico, e se lo raccogliete altrove è il dato che mette più a disagio chi ancora non vi conosce. L’area del dipendente può mostrare o no i saldi di ferie — c’è chi li vuole sotto gli occhi di tutti e chi no — e la bacheca aziendale. Il chiosco può nascondere il nome dopo la timbratura, dove all’ingresso c’è la fila.

Mi aiuta con la sicurezza sul lavoro?

Il catalogo dei corsi nasce già caricato con l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 — il testo unico della formazione, obbligatorio per tutti da maggio 2026 — con le validità giuste: formazione generale e specifica, il corso del datore di lavoro, dirigente, preposto (biennale), RLS (annuale), antincendio (quinquennale, D.M. 2/9/2021) e primo soccorso (triennale, D.M. 388/2003). Accanto ci sono visite mediche con esito e prescrizioni e i DPI consegnati e confermati dalla persona, con l’attestazione che cita gli artt. 77 e 78 e i mesi di sostituzione presi dal catalogo. C’è il registro degli infortuni e dei mancati infortuni, con il termine di due giorni per la denuncia INAIL. Ogni riga con una scadenza scrive nello scadenzario, e in alto trovi quante persone sono in regola su tutti i corsi obbligatori: è la cosa che il datore di lavoro deve saper dire a voce.

Serve per un provvedimento disciplinare?

Sì, ed è la parte in cui un gestionale serve davvero: la contestazione va fatta per iscritto e in modo specifico, il lavoratore ha almeno cinque giorni per le sue giustificazioni, e la sanzione non può essere applicata prima che quel termine sia scaduto — una sanzione anticipata è annullabile. Qui il termine si calcola dalla contestazione, finisce nello scadenzario, e finché non è scaduto il gestionale non ti lascia sanzionare: si può solo archiviare. Le sanzioni proposte sono quelle che applica il tuo contratto, e accanto al nome della persona vedi se ha precedenti dentro la finestra di recidiva, che per legge non va oltre i due anni.

Mi dice se sono in regola con le quote e i limiti?

Quelli che si calcolano dall’organico, sì. La quota di riserva della L. 68/99 — quanti lavoratori devi avere e quanti ne hai, con le esclusioni dalla base di computo che segni sulla scheda della persona, e l’arrotondamento della frazione sopra lo 0,50 all’unità superiore — più la quota separata dell’art. 18 comma 2, che un disabile assunto non copre, e la scadenza del prospetto informativo. Il tetto annuo dello straordinario, che la legge fissa a 250 ore in mancanza di una previsione del contratto e che molti CCNL portano a 300 o 400: vedi chi si sta avvicinando mentre c’è ancora tempo per organizzarsi, e le ore messe in banca ore non lo consumano. E le due settimane di ferie consecutive dell’art. 10: una persona può aver consumato ventisei giorni a due alla volta senza aver mai staccato, e il saldo non te lo dice.

Il canale di segnalazione è quello obbligatorio per legge?

È il canale interno del D.Lgs 24/2023, obbligatorio dai 50 dipendenti. Sta su una pagina pubblica senza login, perché ogni traccia di accesso sarebbe una traccia dell’identità di chi segnala, e da nessuna parte resta un collegamento fra una segnalazione e una persona: il dialogo passa da un codice mostrato una volta sola, di cui resta solo l’impronta. Il cruscotto tiene i due termini di legge — riscontro entro 7 giorni, esito entro 3 mesi — e lo vedono solo le persone che designi tu.

Dove stanno i dati e cosa succede se un dipendente li chiede?

Su server in Europa, con una copia di sicurezza ogni giorno. Il fascicolo completo di una persona (artt. 15 e 20 GDPR) si estrae in un file, e l’estrazione stessa finisce nel registro delle modifiche.

Quali obblighi scattano a 15, 36 e 50 dipendenti?

Sono le tre soglie che cambiano la vita all’ufficio del personale. Da 15 dipendenti scatta la quota di riserva della L. 68/99 con un lavoratore da assumere, da 36 salgono a due, oltre i 50 diventa il 7% degli occupati — e in tutti i casi c’è il prospetto informativo con la sua scadenza. Sempre dai 50 diventa obbligatorio il canale di segnalazione interno (D.Lgs 24/2023). Omega calcola la quota sull’organico vero, con chi è escluso dalla base di computo già tolto, e il canale di segnalazione lo accende da solo quando apri l’ambiente sopra quella soglia, senza che nessuno lo chieda in fase di avvio: poi resta una sezione come le altre, che da Impostazioni si può spegnere.

Ho dieci dipendenti: mi serve davvero un gestionale del personale?

Dipende da quante volte al mese qualcuno ti chiede quante ferie ha. Anche a dieci persone gli obblighi che scadono ci sono già tutti — formazione sicurezza e sorveglianza sanitaria dal primo dipendente, comunicazione di assunzione entro le 24 del giorno prima, consegna del cedolino — e sono quelli che si scoprono in ritardo perché nessuno li scrive da nessuna parte. Quello che cambia sotto le dieci persone è il resto: il gestionale nasce sfoltito, senza cicli di valutazione né selezione, e si accendono solo le sezioni che servono. Se il tuo problema oggi è un foglio di calcolo che non torna con la busta paga, il numero di dipendenti non c’entra.

Quanto costa davvero un dipendente rispetto a quello che prende?

Tra il costo per l’azienda e il netto in busta c’è di mezzo la contribuzione a carico azienda, quella a carico del lavoratore, l’IRPEF con le sue detrazioni, le addizionali e il TFR: su una retribuzione media il costo aziendale è quasi il doppio del netto percepito, ma la distanza cambia molto con la forma contrattuale — un apprendista, un collaboratore e una partita IVA non si confrontano a occhio. In questa pagina c’è il calcolatore che lo fa: è lo stesso motore che gira dentro Omega People, dove i parametri diventano i tuoi — aliquota INAIL, addizionali del tuo comune, mensilità del tuo CCNL — e il confronto fra tutte le forme sta su una schermata sola. Quando un parametro di legge è dell’anno prima, il gestionale te lo dice e ti indica dove sta scritto: non lo cambia da solo.

Si paga per ogni dipendente?

No, e sotto c’è la differenza che si sente di più. Il canone dipende dalla fascia di dimensione dell’azienda, non dal numero di teste: dentro la tua fascia assumere non cambia il conto. Il portale e l’app di ogni dipendente sono compresi, e non si paga a utente nemmeno chi amministra — HR, responsabili e capireparto sono quanti servono. Le piattaforme HR generaliste si pagano invece a dipendente, e i listini pubblici vanno dai 5,90 ai 25 euro a testa al mese: su trenta persone sono dai 177 ai 750 euro al mese, e il numero sale a ogni assunzione. Un prezzo a testa mette poi un costo su ogni accesso in più, e un costo su un accesso finisce per ridurne il numero.

Quanto costa?

Si parte da 39 € al mese, IVA esclusa, fino a 25 dipendenti, e si sale per fasce di organico: 79 € fino a 75 dipendenti, 129 € fino a 200 dipendenti, 199 € fino a 500 dipendenti. Sopra i 500 dipendenti si fa un preventivo, perché a quella dimensione cambia anche come si apre l’ambiente. Il primo mese è gratis e non chiede la carta di credito; pagando l’anno si toglie il 20% dal totale. Dentro ci sono tutti i moduli e tutti gli utenti: niente costo a testa, niente costi di attivazione, nessun vincolo di durata. Ogni società in più costa metà del canone della sua fascia. Sostituisce una piattaforma HR, il canale di segnalazione e lo scadenzario della sicurezza: oggi sono tre abbonamenti separati, circa 176 € al mese. Qui da 39 € al mese, tutto compreso.

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