In breve
- Il netto si ottiene togliendo prima i contributi (di norma il 9,19% a carico del lavoratore), poi l’IRPEF sull’imponibile fiscale, poi le addizionali.
- Le detrazioni per lavoro dipendente e le misure sul cuneo cambiano il netto molto più delle aliquote: due persone con la stessa RAL possono avere netti diversi.
- Dal 2026 l’aliquota intermedia scende dal 35% al 33% per i redditi fra 28.000 e 50.000 euro.
La domanda «quanto mi resta?» è la prima che fa un candidato e l’ultima a cui un titolare sa rispondere, perché la trasformazione da lordo a netto attraversa tre sistemi diversi — previdenziale, fiscale, locale — ognuno con le sue regole e i suoi limiti.
Non serve saper fare un cedolino: quello lo fa il consulente del lavoro. Serve saper stimare l’ordine di grandezza in trattativa, e capire perché un aumento di 100 euro lordi non diventa mai 100 euro netti.
01I tre passaggi, nell’ordine
- 1
Dalla retribuzione lorda all’imponibile previdenziale
Si applicano i contributi a carico del lavoratore: nell’industria e nel commercio di norma il 9,19% della retribuzione, con un’aliquota aggiuntiva sopra il massimale.
- 2
Dall’imponibile fiscale all’IRPEF lorda
L’imponibile fiscale è il lordo meno i contributi. Su di esso si applicano gli scaglioni.
- 3
Dall’IRPEF lorda all’IRPEF netta
Si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente, quelle per familiari a carico e le altre spettanti.
- 4
Le addizionali
Regionale e comunale, calcolate sull’imponibile e trattenute a rate nell’anno successivo.
- 5
Le misure sul cuneo
Somme e detrazioni introdotte dal 2025 per i redditi più bassi, che agiscono direttamente sul netto.
| Scaglione di reddito (2026) | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Oltre 28.000 € e fino a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
02Un esempio, con i numeri
Imponibile fiscale = Lordo annuo − Contributi a carico del lavoratore
Su 30.000 € lordi con aliquota del 9,19%: 30.000 − 2.757 = 27.243 € di imponibile.
Su quell’imponibile l’IRPEF lorda è del 23%, cioè circa 6.266 €. Da lì si tolgono la detrazione per lavoro dipendente e le altre spettanti, si aggiungono le addizionali, e si arriva a un netto annuo indicativo fra 21.000 e 22.000 €, distribuito su tredici o quattordici mensilità. La forbice dipende da familiari a carico, comune di residenza e misure sul cuneo: è per questo che il netto esatto lo dice solo il cedolino.
03Perché un aumento rende meno di quanto sembra
- Sull’aumento si pagano prima i contributi, poi l’aliquota marginale: chi è nel secondo scaglione porta a casa circa il 60% dell’aumento lordo.
- Le detrazioni decrescono al crescere del reddito: aumentando il lordo se ne perde una parte.
- Alcune misure sul cuneo hanno soglie secche: superarle di poco può ridurre il beneficio.
- Le addizionali si applicano anche sull’aumento, con un anno di ritardo.
04Lo stesso conto visto dall’azienda
Costo aziendale ≈ Lordo × (1 + aliquota contributiva datore) + Ratei di mensilità aggiuntive + TFR + INAIL
Con un’aliquota a carico azienda attorno al 30%, 30.000 € lordi costano fra 40.000 e 43.000 € l’anno, prima di formazione, dispositivi e sostituzioni.
Fra i 30.000 che l’azienda scrive nel contratto e i 21.000 che la persona vede, ci sono 20.000 euro che nessuno dei due tiene: è la ragione per cui vale la pena capire il conto da entrambe le parti prima di una trattativa. Il calcolo completo del costo sta nella guida sul costo del lavoro.
Con Omega
Il costo di una persona prima di dire sì
- Simulazione del costo annuo con contributi, ratei e TFR, per ruolo e per livello.
- Confronto fra aumento in busta e benefit a parità di costo per l’azienda.
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